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Il disturbo della
comunicazione nell’autismo:
Comunicazione è l’atto di inviare un messaggio ad un'altra persona e, dall’altro
lato dell’interazione, comunicazione è ricevere ed interpretare un messaggio che
qualcun altro invia.
I messaggi possono avere diversi scopi, ottenere un oggetto o un’azione da
un’altra persona, richiamare attenzione, ricevere informazioni, condividere
un’esperienza o un’emozione.
Di solito questi messaggi vengono trasmessi attraverso l’uso del linguaggio, ma
è chiaro che la comunicazione è molto più dell’uso della parola, che potrebbe
addirittura non essere necessaria (si pensi alle molte situazioni in cui siamo
in grado di comunicare anche solo attraverso la mimica facciale).
Le persone con Autismo presentano un deficit nelle competenze linguistiche che
va dalla totale assenza di produzioni verbali all’utilizzo di un linguaggio
povero e “concreto”, ma in realtà questo non è che uno degli effetti
comportamentali di un disturbo molto più complesso che inficia l’area della
comunicazione, e su cui si riflettono i deficit cognitivi e sociali propri della
sindrome.
I bambini autistici frequentemente sembrano non capire il potere della
comunicazione, il fatto che comunicando possono influenzare il comportamento di
altre persone. Ciò è verosimilmente collegato alla loro difficoltà
nell’individuare relazioni di causa-effetto (Watson et al., 1998). La difficoltà
nella comprensione del potere della comunicazione la si osserva sia in bambini
che non hanno sviluppato il linguaggio che in quelli “fluenti”, nel primo caso è
possibile notare la mancanza dell’intenzione comunicativa che non è presente
neanche nei gesti né nel linguaggio del corpo; nel secondo caso si osserva
l’utilizzo non funzionale di singole parole o di frasi complesse, fino alla
ripetizione stereotipata di interi discorsi (tratti da spot pubblicitari, film o
conversazioni domestiche) privati del loro senso originale.
Appare chiaro, quindi, che il disturbo del linguaggio nell’autismo non è puro ma
si innesta su un disturbo comunicativo più ampio, e che quindi l’intervento
riabilitativo non può essere incentrato sul potenziamento della produzione
linguistica senza tener conto del particolare stile cognitivo e dei deficit
sociali e comunicativi concomitanti.
Le difficoltà nell’attenzione, nell’organizzazione e nella pianificazione
rendono estremamente complicato il processo, che nello sviluppo normale è
spontaneo, di estrapolazione di significati e di regole linguistiche dal
contesto nel quale si è immersi.
Nell’acquisizione del comportamento verbale il bambino passa attraverso cinque
stadi di sviluppo. Il primo ad essere acquisito è il linguaggio interno, in
questo stadio sembrano essere coinvolti prevalentemente processi cognitivi non
verbali che coinvolgono il linguaggio per immagini che precede l’acquisizione
dei significati delle parole. Solo quando sono stati acquisiti significati non
verbali il bambino crea parole che cominciano ad avere significato. I processi
del linguaggio interno consistono nell’associazione di simboli verbali a unità
specifiche dell’esperienza. Il secondo stadio comincia quando il bambino
comincia a comprendere il linguaggio parlato. Sembra che i deficit cognitivi
presenti nell’autismo si possano ricondurre a questo livello. Poiché le persone
con autismo non riescono ad acquisire significato dalle esperienze della vita,
non vi sono basi per l’acquisizione di parole che rappresentino simbolicamente
le esperienze (Schopler, Mesibov, 1998).
Solo se il bambino ha acquisito un linguaggio minimo interiore è evolutivamente
pronto a usare un linguaggio espressivo, noi comprendiamo prima di parlare e
leggiamo prima di scrivere.
Come osserva la Frith (1996) la generalizzata incapacità di acquisire il
significato dall’esperienza spiega da sola la difficoltà delle persone con
autismo nell’acquisizione del linguaggio.
Un’ulteriore difficoltà osservata in persone con autismo, che ha una notevole
conseguenza nello sviluppo della comunicazione, è la difficoltà nella
generalizzazione di un apprendimento da una situazione all’altra.
L’assenza del linguaggio
Considerando il linguaggio più direttamente, è stato osservato che una gran
parte della popolazione autistica, circa la metà, è muta o senza linguaggio
utilizzabile. Questi bambini potranno fare qualche rudimentale sforzo di
comunicare, ma generalmente non vengono sviluppati spontaneamente sistemi
elaborati di gesti come sostituti della parola (Watson et al., 1998).
Attualmente, la precocità della diagnosi e dell’intervento, stanno producendo un
aumento della percentuale dei bambini con autismo che sviluppa un linguaggio.
Un decorso tipico è caratterizzato dalla comparsa precoce del linguaggio che
viene perso tra i 18 e i 24 mesi, probabilmente a causa di una difficoltà nel
dare significato a suoni emersi per lallazione.
In ogni caso la prognosi sembra non essere correlata a questa forma di
linguaggio precoce.
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