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Potenziare la Comunicazione
espressiva:
È da sottolineare che in tutti i casi in cui il bambino fa delle cose senza
rivolgersi direttamente a noi, ma dalla cui osservazione noi capiamo cosa vuole
non sono da ritenersi atti comunicativi (si possono definire precomunicativi),
qui intendiamo per comunicazione una intenzionalità comunicativa. L’intervento
in quest’area parte dalla progettazione di attività gradevoli ed interessanti
per il bambino che possono essere interrotte e che sono riprese solo dopo una
azione comunicativa, per esempio nell’attività di fare le bolle di sapone
l’educatrice si può di tanto in tanto fermare lasciando l’astuccio delle bolle a
portata del bambino. Non appena il bambino tocca l’astuccio riprenderà
l’attività. Anche in questo caso è fondamentale ridurre al minimo il tempo che
intercorre tra l’azione comunicativa del bambino e la risposta. L’intervento
prevede un modellamento della richiesta che diventa sempre più esplicita,
nell’esempio del fare le bolle il comportamento a cui si risponde è in una prima
fase il toccare l’astuccio, successivamente il prendere l’astuccio e portarlo
all’educatrice.
Parallelamente, l’intervento sulla comunicazione espressiva si sviluppa a
partire da un “vocabolario” fruibile dal bambino, che anche in questo caso è
costituito da oggetti rappresentativi.
Potenziare la comunicazione
recettiva:
L’intervento psicoeducativo sulla comprensione (secondo l’approccio cognitivo e
comportamentale- Schopler et al, 1980, it.’91; Schopler et al, 1993, it. ’95),
si focalizza sul potenziamento delle capacità del bambino di comprendere le
richieste che gli vengono poste dalle persone o dal contesto in cui si trova.
A tal scopo è necessario strutturare l’ambiente in modo da renderlo costante e
prevedibile. Le richieste sono visualizzate nel senso che ogni attività viene
richiesta attraverso una modalità fruibile dal bambino, che nel caso di bambini
non verbali è generalmente una modalità visiva. Ciò significa che ciò che accade
deve opportunamente essere anticipato attraverso oggetti o immagini che
rappresentano le attività stesse (per es: il lavoro a tavolino può essere
comunicato attraverso l’oggetto che per primo usa per il lavoro stesso, per
ovvie ragioni di prevedibilità tale oggetto è quello che viene sempre usato per
iniziare il lavoro). Nella prima fase, nella quale l’obiettivo principale è
quello di favorire l’associazione di significato tra il rappresentante ed il
rappresentato, la “comunicazione” riguarderà poche attività. L’assoluta
comprensione della corrispondenza oggetto-attività permette di introdurre nuovi
oggetti rappresentativi, “visualizzare” altre attività: il gioco libero, il
lavoro a tavolino, la merenda, il lavare i denti, il gioco a due. Il bambino può
mostrare di comprendere la comunicazione tramite oggetti dirigendosi in maniera
autonoma nel luogo designato all’attività. Successivamente l’obiettivo, per
quanto riguarda la comprensione e la prevedibilità dello spazio e del tempo,
potrebbe essere quello di “richiedere” una sequenza di attività, tale scopo è
perseguito ordinando gli oggetti rappresentativi in un posto di riferimento, si
ottiene così un’ “agenda personale” che è comprensibile ed utilizzabile dal
bambino.
La strutturazione e visualizzazione delle caratteristiche dell’ambiente riguarda
anche i tempi delle attività, comunicazione che è di fondamentale importanza per
la rassicurazione dei bambini, in modo particolare rispetto alle attività che
richiedono impegno. Anche questo può essere operazionalizzato in diversi modi,
ad esempio in una sessione di lavoro il tempo può essere comunicato dal numero
di attività presenti; il tempo da dedicare ai percorsi motori può essere
visualizzato attraverso la presenza di un numero di palline che deve essere
trasportato da un lato all’altro del percorso; il tempo libero può essere
visualizzato tramite una clessidra.
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