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Psicomotricità


Per comprendere la natura della terapia psicomotoria è necessario definire il concetto di psicomotricità, riferendolo a quel periodo della crescita del bambino corrispondente ai primi due anni di vita dove la psiche si forma a partire dall’azione. L’azione è la base della formazione della psiche, sia nella dimensione immaginativa che in quella cognitiva.
La terapia psicomotoria mira ad aiutare il bambino a ritrovare basi di solidità psichica partendo dall’azione, attraverso l’osservazione che permette di fare una sorta di inventario delle sofferenze che bloccano l’evoluzione della psiche a partire dal movimento. ll concetto base della psicomotricità è quello di considerare l’essere umano uno, totale nella complessità di tutte le dimensioni della personalità (socio-affettiva, corporea, intellettiva, funzionale), quindi rappresenta una disciplina che sostiene facilita e favorisce l’evoluzione dell’individuo.
La pratica psicomotoria esalta l’identità e l’autonomia, intese come capacità di utilizzare e creare una propria mappa esperienziale che porti allo sviluppo di competenze motorie e cognitive. Essa prende in carico la globalità del bambino come unione tra strutture somatica, affettivo, cognitiva (Aucouturier). Il bambino è visto nella sua maniera originale di essere al mondo con tutte le conseguenze educative, rieducative e terapeutiche che ne derivano.
La terapia, orientata al raggiungimento di due obiettivi fondamentali quali instaurare o restaurare la comunicazione e l’identità del bambino, si occupa prevalentemente delle patologie dei dinamismi affettivi interessanti aspetti della relazione ed implicanti, nelle forme estreme, disturbi della personalità di tipo gravemente nevrotico o psicotico.
L’approccio è di tipo globale, partendo dal corpo e attraverso il suo agire che permette al bambino di relazionarsi con lo spazio, il tempo, gli oggetti, il terapista, il proprio corpo, vivendo in tal modo la sua originale espressività psicomotoria. E' attraverso la sperimentazione di un vissuto relazionale, emotivo e affettivo che il bambino sviluppa le basi per acquisire le nozioni dell’organizzazione spazio-temporale e giungere a livelli diversi di competenze.
Il gioco spontaneo del bambino nel "setting psicomotorio" rappresenta la modalità adattiva più sana e naturale. Difatti quello di operare una scelta selettiva sulle tappe naturali del gioco del bambino con problemi di sviluppo (motorio, di comunicazione, funzioni simboliche ecc.) aiuta a costruire una personalità in evoluzione.
Per favorire l’evolversi armonioso del bambino è importante un’attenta osservazione dei parametri psicomotori. Si osserva e si raccolgono informazioni sull’agito del bambino fissando i momenti più significativi. Fin dall’inizio l’osservatore-terapista interagisce con il bambino, per cui l’osservazione è già relazione, anche se non ancora terapeutica.
A partire dagli elementi raccolti si stabilisce un progetto terapeutico volto a facilitare la strutturazione o ristrutturazione dell’immagine corporea del bambino, alla base dell’interagire, e fonte di nuova apertura al mondo.
L’intervento non è limitato alla terapia, ma avvalendosi dell’equipe multidisciplinare (neuropsichiatra, psicologo, assistente sociale, ecc.)a secondo della specificità professionale, si estende nei vari contesti (scuola, famiglia, ecc.).


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